Scrivimi ora

Nella stessa stanza

Quando la distanza nasce nello stesso luogo dell'amore.

Nella tasca della giacca
ho ancora il tuo vecchio biglietto.

Lo trovo
mentre cerco qualcos’altro
e invece…

trovo te.

La carta si è consumata agli angoli.
Noi anche.

C’era scritto
di non correre troppo.
Come se il tempo
avesse bisogno del nostro aiuto.

Dicevi di non correre troppo.
Avevi ragione.


Hanno ragione quasi tutti
quando è troppo tardi.

Un astronauta
senza mappa tra le stelle,
ancora in cerca
delle tue coordinate.

La casa è rimasta dov’era.
Le case, in questo,
sono più fedeli delle persone.

A volte immagino
che le sedie ricordino ancora
il peso dei nostri corpi,
anche se noi
abbiamo dimenticato molte cose.

Tu per esempio.
Io per esempio.

Eravamo un unico suono.
Una frequenza clandestina.
Qualcosa che il mondo
non ha saputo tradurre.

Non chiedere
chi si è arreso per primo.

Alcuni amori
non finiscono:
affondano lentamente.

Ci sono giorni
in cui il tuo nome
mi torna in mente senza motivo,

come fanno certe melodie
sentite una sola volta.

Non credo
che ci siamo feriti apposta.
Più probabilmente
non abbiamo saputo salvarci.

Succede spesso.
Succede persino ai continenti.

Ora parliamo poco,
o soltanto dentro di noi.
Le parole rimaste
somigliano a piatti lasciati ad asciugare:
inermi,
ma ancora utili a qualcosa.

Adesso sono questo:
una melodia fuori tempo,
il margine fragile del silenzio,
una pausa dimenticata
nel corpo di un sogno incompiuto.

E tu?

Se questa è davvero la fine,
lasciami almeno
nel luogo dove i ricordi
non hanno ancora imparato a morire.

Nessun sipario.
Nessuna musica.

Solo due persone
che continuano lentamente
ad allontanarsi
nella stessa stanza.

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