Il tempo ha lasciato sul mio viso
alcune cose.
Non tutte importanti.
Qualche ricordo,
qualche errore,
un po’ di stanchezza.
Una ruga vicino alla bocca,
due o tre illusioni in meno,
la capacità di non telefonare.
Per anni ho pensato
che la vita dovesse assomigliare
a qualcosa di straordinario.
Ora mi basterebbe
una tazza di caffè sul terrazzo.
Il silenzio degli alberi
sarebbe già abbastanza.
Succede.
Anche le grandi parole
a un certo punto
cominciano a stancarsi di sé stesse.
Anche i cuori inquieti
continuano ostinatamente
a desiderare pace.
Io per esempio.
Continuo ancora
a salire qualche gradino
solo per capire
se sono ancora me stessa
oppure soltanto
sono diventata una versione più silenziosa
di me stessa.
Naturalmente
potrei gettarmi di nuovo nel fuoco.
Non per coraggio.
Per bisogno.
Per il bisogno
di aiutare
anche dove nessuno
vuole essere salvato.
Gli esseri umani
hanno una notevole esperienza
nel ripetere ciò che li ferisce.
Eppure, continuo a credere
che da qualche parte
esista qualcuno
capace di restare.
Non per salvarmi.
Soltanto
per dividere con me
questa strana abitudine
di esistere.
Forse le persone
si incontrano proprio così:
arrivando stanche
nello stesso punto del mondo.
Senza sapere davvero
perché.

